cavanna

Le contestazioni della Signora Cavanna sono basate su illazioni dettate da ignoranza e presunzione ma anche dalla disperazione che nella sua mente si è generata dal momento che le è stato chiaro che la malattia oncologica che colpisce il suo cane  è grave e mortale, disperazione accompagnata da un affannato livore nei miei confronti.


Le analizzo punto per punto.


al mio cane è stata asportata una "massa" perianale interna, un mastocitoma, secondo il referto istologico. Referto che ha suscitato dubbi nei medici padovani, a cui ci siamo rivolti in seguito... Abbiamo conosciuto il centro grazie allo stesso Colajacomo, che ci ha indirizzati là per il precedente cane...Anche allora in ritardo, ahimé... Il referto istologico attuale era poco chiaro. A quanto stabilito, è stata inviata al laboratorio solo una porzione della parte asportata.Gli accurati esami, dettati dalla competenza della Clinica di Padova, ne hanno, tuttavia, confermato la veridicità.


La neoplasia si trovava in profondità nella regione perianale: non era purtoppo una massa ben delimitata e la sua escissione è stata assai complicata, mirando alla sua eliminazione completa. Quando un tumore è facilmente aggredibile, come accade ad esempio per neoplasie cutanee, l’obiettivo del chirurgo è asportarlo completamente insieme ad un margine di tessuto sano di due o tre centimetri. La successiva indagine istologica, che in quei casi può essere effettuata sulla massa e sui margini, ha il fine di accertare la natura del tumore e di verificare l’eventuale invasione del tessuto circostante, perchè le successive misure terapeutiche (in particolare la chemioterapia) possano essere mirate, a seconda dei casi, a curare una condizione in cui la chirurgia ha consentito l’asportazione completa delle cellule tumorali o incompleta  nel caso in cui le cellule tumorali siano presenti anche nel tessuto apparentemente sano circostante (i cosiddetti “margini”). In quel caso non era, ahimè, possibile asportare tessuto sano circostante, perchè questo avrebbe resa necessaria la demolizione, tra l’altro, dello sfintere anale, nè era possibile inviare al laboratorio il tumore “integro”, proprio perchè la sua stessa conformazione era tale da infiltrare i tessuti con digitazioni tra muscoli, strutture vascolari e nervi: la finalità del chirurgo, in quei casi è la chirurgia “ablativa” migliore possibile o, quantomeno, “citoriduttiva”, demandando alla successiva chemioterapia il compito di uccidere o rallentare la crescita delle cellule tumorali rimaste. Detto questo è evidente che al laboratorio non può che essere inviata una porzione della parte asportata. Il laboratorio in questione (Laboratorio La Vallonea) si avvale della competenza di anatomopatologi specializzati, con diploma europeo certificato e riconosciuto a livello internazionale, per  cui non posso credere che i colleghi di Padova, in particolare il Dr. Marco Caldin, che ha preso in carico il caso dopo di noi, possa ever affermato che il referto suscitava dubbi e che era poco chiaro: per come si esprime la Signora Cavanna ciò evidenzierebbe un atteggiamento da parte del collega mirato a screditare l’attendibilità e del laboratorio e degli specialisti lì operanti, atteggiamento non verosimile, visto che lo stesso dott. Caldin mi scrive, rigettando l’ipotesi di una ipotetico discredito, che “lo stile che caratterizza i miei comportamenti, nonché la condotta costantemente applicata  dalla struttura che ho l’onore di dirigere, non ha mai utilizzato e mai utilizzerà strategie contrarie oltre che all’etica deontologica, alla politica stessa di collaborazione in essere con tutti i colleghi referenti e non”.


Al momento dell'intervento, nella zona perianale esterna, erano evidenti "formazioni" anomale, che Lui ha sottovalutato, diagnosticandole come "porzioni" curabili con la crioterapia. Peccato che non ne abbia fatto subito una valutazione approfondita....In realtà erano e sono mastocitomi.


L’intervento chirurgico, che ha ottenuto l’eliminazione del tessuto tumorale, di cui peraltro non si conosceva in anticipo la natura, essendo l’esame citologico eseguito precedentemente poco attendibile, ha comportato una ferita piuttosto estesa, coinvolgente circa 180° dello sfintere anale e tempi di anestesia piuttosto lunghi per un cane quasi quindicenne: non poteva che essere rimandata, per prudenza, ad un tempo successivo l’asportazione di noduli presenti sulla superficie della cute. L’aspetto di questi noduli è quello tipico degli adenomi epatoidi spesso presenti in cani anziani maschi ma, non potendosi basare solo sull’aspetto, dagli stessi venivano prelevati campioni citologici. A fine anestesia il cane della Sig.ra Cavanna aveva avuto un episodio di bradicardia che ci aveva preoccupato non poco e di cui la proprietaria era stata messa al corrente. Per rassicurarla sulle eventuali modalità di asportazione dei noduli che rimanevano, considerando al sua legittima preoccupazione per un’altra anestesia, le prospettavo l’ipotesi di una asportazione con la crioterapia, tecnica che non necessita di anestesia generale, ma le facevo presente che qualunque scelta si fosse adottata, sarebbe stata condizionata dagli esiti dell’istologia anche perchè, dopo la chirurgia era evidente che la massa asportata, contrariamente a quanto si poteva sperare prima, era verosimilmente una neoplasia maligna.

Una volta accertata la natura del tumore, mastocitoma appunto e rilevato che nei noduli presenti sulla cute, quantunque probabilmente originariamente benigni, vi era presenza di mastociti, in linea con le strategie riconosciute idonee dalla comunità scientifica, si prospettava alla proprietaria la necessità della chemioterapia. Una migliore valutazione della strategia da utilizzare per l’eliminazione dei noduli cutanei si sarebbe fatta dopo la chemioterapia anche in considerazione del fatto che la letteratura scientifica evidenzia che nel caso del mastocitoma, cellule tumorali e mastociti fisiologici possono facilmente raggiungere, sembra per fenomeni di chemiotassi, lesioni infiammate presenti nell’area circostante (Misdrop 1987,Mc Manus 1999,Murphy et al 2004, Fulcher et al 2006 ). E’ possibile e talvolta indispensabile che la chemioterapia preceda la chirurgia, in particolare nel caso dei mastocitomi. Il fatto che la Sig.ra Cavanna affermi che i noduli erano e sono mastocitomi  mi fa pensare che i medici padovani non abbiano provveduto immediatamente alla loro asportazione, pur essendo il cane attualmente in cura presso di loro.


Ha affermato che una sola somministrazione di chemioterapico può essere sufficiente nella cura...Si sa che che ci va tutta con più cicli...Ha affermato che il mastocitoma tende a riformarsi solo nella sede in cui si è presentato...Non è vero, può dare metastasi, come confermato dalla TAC eseguita a Padova, dove siamo attualmente in cura. Tutto dipende dal grado di malignità e dal comportamento evidenziato dall’istochimico.


La sig.ra Cavanna mi attribuisce affermazioni palesemente false, in malafede e con evidente fine diffamatorio.

La chemioterapia è stata prospettata oltre che da me, dall’oncologa operante nel nostro staff, collega esperta e accreditata con un Master universitario in oncologia, la quale per prima le ha parlato di più cicli di chemioterapia e di altre terapie associate e successive, secondo i più recenti orientamenti scientifici. Nessuno di noi può aver affermato che il mastocitoma tende a riformarsi solo nella sede in cui si è presentato, e che questa sia una falsità lo sa benissimo lei stessa dal momento che nel postoperatorio più volte sono state  fatte ecografie mirate alla ricerca di eventuali metastasi e di interessamenti linfonodali. La cosiddetta “stadiazione” del tumore include l’esame istologico con l’immunoistochimica, che è stata nostra premura richiedere ed ottenere dal laboratorio specializzato, ed indagini di diagnostica per immagini per la ricerca di eventuali metastasi. Per la stadiazione l’esame TAC in anestesia generale non era indispensabile, per quanto la Clinica abbia la possibilità di eseguirla avendo a disposizione questo macchinario. Era in previsione uno studio radiografico del torace ed una ecografia addominale approfondita prima dell’inizio della chemioterapia, se la signora avesse rispettato l’appuntamento che le era stato fissato con l’oncologa.  Non dico che sottoporre il cane ad una TAC sia un errore, quantunque l’anestesia comporti un rischio per l’animale a fronte di un vantaggio, in questo caso, relativo rispetto ad accertamenti meno invasivi. Qui la scelta del medico è a mio avviso insindacabile e non critico i colleghi padovani se hanno ritenuto che fosse utile.


Evidenzio anche i ritardi nella notifica dei referti diagnostici, regolarmente prodotti dal Laboratorio di riferimento, ma spediti con notevole ritardo alla sottoscritta, nonostante le innumerevoli sollecitazioni! Avevano pure sbagliato a registrare l'indirizzo mail... Questo ha comportato ritardo nell'inizio della terapia specifica... Alla faccia della raccomandata tempestività d’intervento!


Presso la mia Clinica vengono eseguiti quotidianamente decine di esami: per norma ed esplicita informazione data ai clienti, i risultati degli esami vengono consegnati al proprietario che viene a richiederli: non chiamiamo il cliente per avvisarlo dell’arrivo dell’esame ma di solito è il medesimo che telefona o passa dalla clinica a ritirare i referti. Su specifica richiesta, per gentilezza, volendo favorire i clienti, possono essere inviati via mail. Alla sig.ra Cavanna l’esito degli esami è stato riferito telefonicamente dal sottoscritto appena arrivato, con un atto non dovuto ma motivato dal desiderio di informare tempestivamente una cliente preoccupata. Essendoci stati problemi nell’invio via mail, ho persino provveduto ad anticipare l’invio del referto fotografandolo e mandandolo via telefono.

Di fatto, se la signora lo desiderava, poteva passare a ritirare il cartaceo in Clinica. Falsa l’affermazione che questo ha comportato ritardo nell'inizio della terapia specifica, inizio per il quale era stato già fissato un appuntamento con la nostra oncologa. Vero che il ritardo nelle cure si è di fatto verificato dal momento che, rivolgendosi ai medici padovani, prima di impostare il loro protocollo, gli stessi hanno dovuto eseguire i loro accertamenti sulla natura del male, inclusa la TAC, anche se gli accurati esami, dettati dalla competenza della Clinica di Padova, ne hanno, tuttavia, confermato la veridicità.


Ho letto molto in merito, chiesto consigli...Mi ha anche chiesto di mandarGli pure quello che trovavo...Io? Io ho una laurea in lingue, non in veterinaria.


L’angosciata disperazione che coglie un proprietario quando il proprio amico cane viene colpito da una grave malattia è, oggi e sempre più spesso, motivo per cercare nel Web informazioni. Questo è accaduto anche alla sig.ra Cavanna che, usando il mio numero personale, mi riferiva di volta in volta di cure “alternative” da lei reperite.

Dirle di mandare pure quello che trovava non significa certo che avevo bisogno delle sue indicazioni per le cure da adottare, significa casomai assecondare il proprietario e dimostrargli che, come di fatto cerco di fare sempre, mi avrebbe visto al suo fianco per cercare di garantire benessere e una lunga sopravvivenza al suo cane. Con tre master universitari all’attivo e trentacinque anni di professione non ho certo bisogno di una professoressa di inglese.


Chiarito tutto ciò, rispetto ai motivi a che hanno indotto la sig.ra Cavanna a esprimersi in modo diffamatorio con questo livore non giustificato, ecco una ipotesi, che basandosi anche su ricordi, potrebbe recare qualche imprecisione.



Winny è un cocker bianco e nero dagli occhi dolci; è affettuoso e sa stare al suo posto; combina qualche marachella  ma non si può che amarlo e desiderare di proteggerlo. Francesca Cavanna lo ama come un figlio e gli dedica passione e tempo, il tempo che le avanza dagli impegni scolastici. Per dargli l’ambiente migliore possibile ha trasferito il suo domicilio in una vecchia casa in campagna, rinunciando ad alloggi più comodi in paese, così che Winnie possa correre nel prato e passeggiare nel bosco vicino. Gli anni passano veloci per i cani, più incalzanti che per gli esseri umani e la cosa inizia a preoccupare Francesca.  Nella primavera 2012 Winny ha quasi dieci anni, vorrebbe essere rassicurata sul suo stato di salute, anche perchè lo vede un po’ magro e ultimamente un po’ indolenzito nel salire la ripida scaletta che porta al primo piano di casa. Procuratosi in qualche modo il recapito telefonico del dottor C., la cui figlia è da poco sua alunna nella scuola media dove insegna inglese, stimandolo veterinario di esperienza, lo contatta e gli chiede una visita domicilare, anche per evitare di stressare il cane con un viaggio fino alla clinica o ad altre strutture, visto che a Rossiglione non ce ne sono.

Il dottor C. non esegue visite domiciliari da anni, essendo  il lavoro nella clinica che dirige oneroso in termini di tempo e di impegno ma, trattandosi della professoressa della figlia, si reca a visitare Winny. Percorre la ripida e stretta strada sterrata con difficoltà, riesce a raggiungere la casetta e a visitare il cane, che non sembra avere patologie ma  per il quale propone, per prudenza, un esame radiografico che viene eseguito in clinica ad aprile. Negli anni successivi altre visite vengono richieste al dottor C. che con compiacenza  le esegue. Spesso per Winny si tratta solo di controlli, talvolta la richiesta riguarda altri animali. La professoressa chiede al dottor C. di curare il gatto di una collega, quasi cieco perchè affetto da entropion bilaterale che, sottoposto ad intervento chirurgico, guarisce perfettamente. Nell’Agosto 2015 gli sottopone il caso di Gastone, un gatto con gravi problemi di equilibrio e in stato di malnutrizione, che il dottor C. ricovera nella sua clinica: vengono eseguiti gli esami necessari, tra cui una TAC da cui emerge un problema all’orecchio medio che necessita un intervento chirurgico di bullectomia: l’intervento viene eseguito con successo e nelle settimane successive Gastone rifiorisce, anche grazie alle attenzioni di Francesca che lo cura amorevolmente ed alle indicazioni del dottor C., che si reca a domicilio a controllarlo. Nell’autunno di quell’anno in dottor C. visita a domicilio Winny che ha serie difficoltà a camminare e dolore alla colonna vertebrale; consiglia Francesca di recarsi in clinica e lì gli esami radiografici evidenziano lesioni compatibili con una infezione a livello di un disco intervertebrale. nell’arco di poche settimane la discospondilite viene curata e guarita e Winny può tornare a correre. Francesca è grata al dottor C. e la sua fiducia si consolida al punto che, a gennaio 2017, quando Winny manifesta l’ennesima ricaduta di un ascesso odontopatico, a suo tempo già curato con antibiotici, si convince della necessità di sottoporre il cane all’anestesia, dopo tutti i dovuti controlli, per l’estrazione del dente responsabile, ed una accurata cura odontoiatrica  degli altri denti ed eliminazione del tartaro.

Qualche mese dopo il dottor C. viene chiamato perchè Winny è abbattuto e febbricitante. A  domicilio accerta una violenta infiammazione a carico della tasca paranale. La cura stenta a fare effetto e gli accertamenti in Clinica dimostrano un coinvolgimento dello stato generale con una lieve sofferenza renale e una improvvisa se pur lieve anemia. Tuttavia le cure sfociano infine nella guarigione, per quanto, con i controlli eseguiti più volte nella casa in paese della professoressa, un certo aumento delle dimensioni della tasca paranale insospettisca un po’ il dottor C., al punto da convincere Francesca a far eseguire un esame citologico, dall’esito peraltro negativo. Un controllo eseguito a giugno dimostra che la massa è ancora aumentata di volume, al punto da suggerirne l’asportazione chirurgica, interveno che viene eseguito dopo i controlli di routine ma non senza preoccupazione da parte di Francesca e del dottor C., data l’età del cane e la necessità di una anestesia lunga e profonda.

La chirurgia va a buon fine, la massa viene asportata ma il dottor C. non può negare alla professoressa che sospetta una neoplasia maligna. 

Per Francesca Winny e come un figlio; è disperata al solo pensiero di perderlo.

Invoca rassicurazioni al  medico che non può tranquillizzarla più di tanto, soprattutto dopo l’arrivo dell’esito dell’esame istologico. Neanche altre fonti, disperatamente cercate su Internet, la rassicurano. Trascorre notti insonni pensando al suo Winny e ad un certo punto comincia a sospettare che il caso non venga gestito adeguatamente dal dottor C. e dalla sua clinica. Ci pensa e ci ripensa in modo ossessivo. Forse altri potrebbero gestire meglio le cose. Nasce la speranza che il problema non sia la malattia di Winny, non sia il fatto che il suo cagnolino sia di fatto condannato a morire, ma sia riconducibile ad una cattiva gestione da parte del dottor C.. Un po’ deve sforzarsi per credere che non deve più avere fiducia in lui. In fondo fino ad ora  ha fatto solo cose giuste. Deve screditarlo, deve credere che il nocciolo del problema sia lì, nelle colpe di questo veterinario troppo gentile e disponibile. Ma incompetente. Deve screditarlo ai suoi stessi occhi; lui dimostra di essere seriamente affezionato a Winny ma lei deve imparare ad odiarlo, così che la disperazione si plachi, così che le motivazioni nel rivolgersi ad altri aumentino di spessore anche se, ahimè, cambierà poco per Winny.

Il dottor C. la deve pagare: una recensione piena di livore, ecco, per cominciare. Così che ne abbia un danno, anche economico.


A Francesca si potrebbe concedere compassione e indulgenza, se si fosse fermata prima della cattiveria e dell’immotivato livore vendicativo.

E’ concesso a chiunque cambiare medico se questa scelta è motivata anche solo dal sospetto che l’approccio non sia adeguato, ma passare a ritorsioni basandosi su illazioni ed interpretazioni ignoranti è deplorevole: la professoressa Cavanna imparerà questa lezione quando dovrà vedersela con l’azione legale che Clinica Veterinaria Ponente ed il suo Direttore Sanitario le intenteranno per diffamazione.


Dr. Mauro Colajacomo

Direttore Sanitario

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